Genova – La vince Toti, la vincono le Regioni e le superiori riapriranno i battenti l’11 gennaio: “Non avrebbe senso”, dice il governatore, “riaprire le scuole adesso per chiuderle lunedì ma attendiamo fiduciosi l’indirizzo del Governo.” In effetti i dati dei contagi, in Liguria, sono allarmanti e l’ipotesi di dover proseguire la didattica a distanza anche in questo inizio d’anno è palpabile, come le tensioni che spaccano la classe dei docenti e compromettono il già difficile rapporto tra la Scuola e le famiglie costrette a lasciare a casa da soli gli adolescenti, non tutti adeguatamente maturi da gestirsi una didattica smart.Le famiglie, gli studenti stessi sperano di ricominciare ma l’indirizzo arriva ed è frutto dell’ennesimo compromesso concertato sulla scacchiera dell’Istruzione che deve tener conto di Trasporti ed emergenza sanitaria. A fronte però di un Secondo Ciclo condannato alla chiusura e leso nel suo diritto allo studio e alla socializzazione, Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado riprendono a pieno ritmo dal 7 gennaio. Riprendono anche i Cpia di Primo Periodo, nonostante il problema dei Trasporti: centinaia di studenti over 16 si muovono da diverse parti della Regione per poter frequentare la scuola in presenza. Si ha la diffusa impressione che l’apertura del Primo Ciclo sia garantita non tanto per istruire quanto per accudire minori che non possono essere lasciati in casa da soli, la diffusa percezione di una svalutazione della funzione docente.Il mondo della Scuola si divide sui social: fautori della didattica in presenza si scontrano con chi a scuola non vuol proprio rientrare fino a termine pandemia perché “la salute prima di tutto” e intanto medici, infermieri, OSS muoiono in frontiera e i commessi continuano a lavorare senza né ma né se.
Alessandra Giordano
